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Riflessioni sull’IA con l’IA

Riflessioni sull’IA con l’IA

di Giovanni Sodano Gennaio 21, 2024

Qualche sera fa, ho rivisto “Her”, un film che, pur avendo ormai compiuto dieci anni, mantiene un’attualità sorprendente. Quest’opera di Spike Jonze ci immerge in un futuro non troppo lontano, dove l’interazione con l’Intelligenza Artificiale non è solo comune, ma anche profondamente emotiva. Il protagonista, interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, sviluppa un legame intimo e complesso con un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale, Samantha (che, giusto per dire, è la voce di Scarlett Johansson).

La narrazione del film rivela quanto sia sottile la barriera che separa l’affetto genuino dalla programmazione avanzata. “Her” ci mostra un mondo dove l’IA non è semplicemente uno strumento, ma un partner, un confidente, quasi un’estensione dell’anima umana. Il film, con la sua narrativa ricca di sfumature emotive, solleva domande fondamentali: Cosa significa amare? E può un’intelligenza artificiale comprendere veramente le complessità del cuore umano?

Questo film, a dieci anni dalla sua uscita, diventa un perfetto spunto di riflessione sul ruolo dell’IA nel mondo del marketing e del copywriting. Mentre “Her” naviga nell’ambito delle relazioni personali, il paragone si estende naturalmente al campo del marketing, dove l’IA sta diventando sempre più sofisticata, promettendo di guidarci verso un’efficienza e una personalizzazione senza precedenti. Ma, come il film ci insegna, ci sono aspetti dell’esperienza umana che rimangono inaccessibili alle macchine, un territorio dove solo la creatività umana può veramente operare.

Ecco il trailer:

La promessa dell’IA: un mondo di efficienza e precisione

L’Intelligenza Artificiale ha rivoluzionato il marketing in modi che erano inimmaginabili fino a poco tempo fa. Strumenti come ChatGPT hanno aperto nuove frontiere, dimostrando una capacità sorprendente di generare contenuti incisivi e pertinenti con semplici istruzioni. Queste tecnologie si avvalgono di algoritmi avanzati per analizzare dati e tendenze, consentendo la creazione di campagne pubblicitarie di una precisione e una rilevanza straordinarie. Ora, la personalizzazione non è più un lusso, ma una necessità: l’IA ha il potere di segmentare il pubblico in categorie sempre più specifiche, interpretando e anticipando le esigenze individuali in modo sempre più accurato.

Ma, c’è un ma…

L’Intelligenza Artificiale, nonostante i suoi progressi notevoli, incontra barriere quando si tratta di creatività vera e propria. Quell’impeto umano di esplorare nuovi orizzonti, di giocare con le parole in modi unici e inaspettati, è ancora lontano dalla portata delle macchine. Consideriamo, per esempio, l’umorismo e il sarcasmo: due sfere dove l’IA trova difficoltà. Sa analizzare i pattern, ma comprendere la sutilezza dell’ironia è un’altra storia.

“La logica ti porterà da A a B. L’immaginazione ti porterà dappertutto”
– Albert Einstein

Questa massima sottolinea il divario fondamentale tra l’elaborazione logica dell’IA e il volo illimitato della creatività umana.

Provare per credere

Ho fatto una prova: ho affidato a Chat GPT il compito di creare una vignetta satirica sulla politica. Mi aspettavo un risultato grammaticalmente impeccabile e anche logico, nonchè una spiegazione del motivo per il quale avesse fatto quella determinata scelta, ma nonostante tutto, è mancato quel guizzo ironico, quel tocco incisivo che caratterizza la satira. E questa differenza non è trascurabile e ha riflettuto, in questo caso uno dei limiti dell’IA. Oltre all’errore di battitura e al fatto che non mi è (e non le è) ben chiaro a chi si stia rivolgendo.
Ecco il risultato:


La sfida dell’autenticità

In un’era in cui l’autenticità è valutata tanto quanto l’originalità, l’IA rischia di appiattire la diversità creativa. Strumenti come Jasper AI o Writesonic sono eccellenti per generare contenuti su vasta scala, ma quando si tratta di catturare l’essenza unica di un brand, il tocco umano diventa insostituibile.

Esempi che parlano da soli

Pensiamo a campagne pubblicitarie italiane di successo come quella di “Barilla” con lo slogan “Dove c’è Barilla, c’è casa”, che trasmette un senso di familiarità e appartenenza, o la campagna di “Intimissimi” che non si limita a vendere lingerie, ma promuove un’immagine di eleganza e sensualità tutta italiana. Questi esempi mostrano come il marketing possa andare oltre la mera vendita di un prodotto: si tratta di vendere un’esperienza, un sentimento, un’identità. L’Intelligenza Artificiale può decifrare i dati per comprendere il successo di queste campagne, ma replicare quella scintilla di creatività e intuizione umana è un’altra storia.

Creatività contro calcolo: la battaglia per l’anima del marketing

Nel cuore del moderno marketing si sviluppa una dinamica complessa tra l’efficienza dell’Intelligenza Artificiale e la profondità emotiva della creatività umana. Quest’ultima va oltre la mera generazione di idee, tessendo storie che toccano l’anima e lasciano un’impronta duratura nella memoria collettiva. Campagne come “1984” di Apple e “Just Do It” di Nike non sono solo frutto di un’analisi di mercato, ma incarnano l’intuizione e l’empatia umane, qualità ancora irraggiungibili per l’IA. Questa tensione tra calcolo e creatività definisce non solo l’evoluzione del marketing, ma anche la nostra ricerca di un equilibrio tra tecnologia e umanità.

E poi c’è la svolte: ironia della sorte, l’IA stessa è diventata oggetto di marketing. Prendiamo Siri di Apple o Alexa di Amazon: sono state umanizzate nelle loro campagne, presentate non solo come assistenti, ma come compagni quasi umani. Questo evidenzia un paradosso intrigante: mentre l’IA entra nella nostra vita quotidiana, cerchiamo di infonderle quelle qualità umane che temiamo possa erodere.

Quindi l’empatia artificiale è un ossimoro?

La questione dell’empatia nell’Intelligenza Artificiale ci porta a interrogarci su un punto fondamentale: può una macchina, per quanto avanzata, veramente comprendere e imitare l’empatia umana? L’IA, con la sua abilità di analizzare vasti oceani di dati emotivi, si avvicina alla soglia dell’empatia, ma resta ancora sulla porta. Parliamo di nuovo per esempi considerando, questa volta, le campagne di Coca-Cola: esse toccano il cuore delle persone giocando non solo su un messaggio, ma su un tessuto condiviso di emozioni e valori.

Questa profondità emotiva va oltre la mera reazione ai dati. È un ecosistema di connessioni, ricordi, speranze e sogni, che insieme formano la trama della nostra esperienza umana. L’empatia non è solo capire le emozioni altrui, ma sentirle come proprie, un concetto che filosofi come Emmanuel Levinas hanno esplorato profondamente, sostenendo che l’essenza dell’umanità risiede nel nostro rapporto con l’altro.

Allora, ci chiediamo: può l’IA mai attraversare questo ponte, da una fredda analisi dei dati a una vera comprensione empatica? È questa la domanda che ci sfida, invitandoci a riflettere non solo sulle potenzialità della tecnologia, ma anche sul significato stesso dell’empatia e dell’essere umano. In questo dialogo tra uomo e macchina, forse impareremo qualcosa di nuovo su noi stessi, sul nostro modo di connetterci e di comprendere l’altro.

Steve Jobs disse una volta:

“La tecnologia non è nulla. Ciò che conta è avere fiducia in persone, che sono fondamentalmente creative e innovative, e che possono creare cose che cambiano il mondo.”

Questo pensiero risuona con forza nell’odierno dibattito sull’IA nel marketing.

In conclusione, mentre l’IA trasforma il marketing e il copywriting, offrendo strumenti potenti e insight preziosi, non può e non deve sostituire la creatività umana. Dobbiamo trovare un equilibrio, utilizzando l’IA come un’estensione delle nostre capacità, non come un sostituto. In questo modo, possiamo sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla tecnologia, senza perdere quella scintilla di genialità umana che rende il marketing non solo efficace, ma anche profondamente umano.

A proposito, stanotte ho guardato anche “Kübra” una miniserie turca uscita da qualche giorno e ve la consiglio. Non spoilero il finale ma se ti fa piacere, ne parliamo sui Social.

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