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Recap #3: lavoro stagionale 2020, il punto della situazione

Recap #3: lavoro stagionale 2020, il punto della situazione

by Giovanni Sodano Ottobre 13, 2020

Siamo al giro di boa di un lungo percorso, il terzo recap dell’anno sui progressi di Recruiting.it, il blog di approfondimento sul mondo del lavoro.

Se vuoi dare un’occhiata ai primi due, ti lascio i link:
Recap #1: lavori stagionali, da dove iniziare e a che cosa puntare
Recap #2: lavori stagionali, i migliori, quelli da evitare e le cose da sapere

Ma eccoci, ancora una volta a parlare di lavoro stagionale. Sembra un controsenso, e forse un po’ lo è. Il 2020 è stato un anno particolare e difficile. Ma il punto è proprio questo. Quando tutti parlano di blocchi e chiusure, io scelgo di parlare di lavoro e aperture. Questo, secondo me, è l’approccio giusto.

l lavoro stagionale, tuttavia, nel 2020 ha subito dei duri colpi, e in molti si chiedono e mi chiedono se se ne possa ancora parlare.

Sicuramente, per comprendere la situazione nella quale si trova il nostro Paese sarà necessario fare un po’ il punto della situazione, e poi guardare non solo al futuro, ma a quelli che sono i rimedi e le forme di intervento che sono stati previsti per aiutare il comparto stagionale dopo la prima emergenza e durante la seconda ondata di coronavirus.

Lavori stagionali 2020, quali sono state le tendenze

Il primo elemento essenziale da prendere in considerazione è costituito dalla valutazione delle tendenze che hanno riguardato il lavoro stagionale per il 2020.

I dati sono stati raccolti e riguardano sicuramente il periodo che comprende anche il mese di giugno.

Per i dati riferiti, invece, all’intera stagione estiva sarà necessario attendere ancora del tempo, in quanto la stessa, in genere, si conclude a metà del mese di settembre.

A livello generale, dal 2019 al 2020, considerando soprattutto la stagione estiva, c’è stata una flessione dei lavoratori stagionali pari al 31%.

Se, però, si prendono in considerazione i dati tendenziali per tutto il 2019, e in previsione per tutto il resto dell’anno 2020, allora la riduzione è ancora più netta.

Il calo, infatti, a livello totale per quanto riguarda i lavori stagionali è stato calcolato come pari al 75%, un valore che è davvero drammatico, se si pensa che moltissime famiglie hanno basato, negli anni, la propria sopravvivenza sul sistema del lavoro stagionale.

I dati, poi, consentono di valutare quelle che sono le attivazioni di contratti a tempo determinato.

Le attivazioni, a livello generale, per contratti che vanno dai 181 ai 365 giorni è stata abbastanza elevata, anche se sul totale delle attivazioni solamente il 37,8% riguarda in maniera “pura” i contratti di lavoro stagionale con questi tipi di durata.

Il lavoro stagionale, però, si conferma nella sia assoluta precarietà. Infatti, per il 2020 si nota come siano maggiori le incidenze di contratti davvero brevi per i lavoratori stagionali.

Infatti, uno stagionale nel 22,6% dei casi ha visto un’attivazione di un contratto di lavoro solamente per la durata di 7 giorni, anche se, di contro, nel 2020 sembra essere aumentata, anche se di poco (2,4%) l’attivazione di contratti con una durata di almeno un anno.

Questi dati fanno capire, quindi, come il precariato per il lavoro stagionale sia ancora una grande realtà, che si aggiunge alle già grandi difficoltà di gestire un settore che, a livello generale, è stato molto colpito dalla crisi legata al coronavirus.

Il lavoro stagionale nel 2020 e i contratti a chiamata

Un tipo di contratto di lavoro molto diffuso nel settore stagionale è quello a chiamata, così come quello in somministrazione.

Essenzialmente, il lavoratore viene chiamato nel momento in cui sia necessaria la sua presenza, e dovrà garantire una certa disponibilità nel tempo.

Le tendenze riferite a questi contratti sono di diverso tipo.

Dopo 23 trimestri di crescita, che avevano portato il lavoro in somministrazione al suo picco nel 2018, si è avuta una tendenza in diminuzione. La riduzione è stata pari al 2,8%, percentuale che comprende 10 mila lavoratori.

Alcuni contratti di lavoro sono stati, fortunatamente, trasformati in contratti più lunghi, mentre in altri casi si è giunti alla riduzione di personale.

Questo per il lavoro a somministrazione, mentre i contratti di lavoro a chiamata hanno subito una flessione ancora maggiore.

Anche in questo caso, dopo una crescita che era stata ininterrotta per ben 13 trimestri, nel 2020 si è registrata una riduzione di 23 mila unità per i lavoratori a chiamata, pari al 10,1%.

I dati sono ancora più rilevanti se si prendono in considerazione le giornate lavorative svolte da questi lavoratori.

Nel primo trimestre del 2020 i lavoratori a chiamata hanno svolto solo 8,8 giornate lavorative al mese in media, una cifra che è pari all’8,4% in meno rispetto al primo trimestre del 2019.

Ecco che, quindi, il comparto del lavoro stagionale del 2020, già colpito duramente durante i primi mesi dell’anno, sta affrontando la crisi legata alla diminuzione del turismo e alle chiusure legate alle difficoltà economiche.

Molti locali, come bar e ristoranti, ad esempio non hanno più riaperto dopo il lockdown, mentre in altri casi si programma, forse, una riapertura in autunno, che però non appare in tante situazioni proprio realistica.

Per questi motivi si rendono necessarie manovre mirate e anche forme di rivalutazione del lavoro stagionale, in parte già effettuate.

Lavoro stagionale 2020, le manovre già realizzate

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si è occupato di pensare a quelle che sono le categorie più a rischio nella perdita del proprio lavoro, tra le quali, ovviamente, rientrano anche i lavoratori stagionali, che non hanno potuto lavorare come avrebbero potuto fare in altre condizioni sociali ed economiche.

Ecco, quindi, le disposizioni che sono state previste per queste categorie, e non solo:

    • Decontribuzioni al 100% per le nuove assunzioni

In un periodo di crisi economica un grande problema è costituito spesso dal blocco delle nuove assunzioni.

Per incentivare le attivazioni dei nuovi contratti di lavoro è stata prevista questa manovra, che consente di avere sei mesi di esonero contributivo al 100% per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

In particolare, le assunzioni che riguardano i lavoratori stagionali e negli stabilimenti termali potranno vedere fino a tre mesi di esonero contributivo pieno.

    • Decontribuzione pari al 30% per il Sud

Un’area del nostro Paese che già aveva grosse difficoltà, indipendentemente dal Coronavirus, è il Sud.

Per questo motivo si aggiungono alle manovre già viste anche delle ulteriori agevolazioni.

In questo caso si tratta di un’agevolazione contributiva pari al 30% dei contributi previdenziali dovuti a favore delle imprese che si trovino in Regioni svantaggiate del nostro meridione.

Questo inciderà sul lavoro stagionale in due modi. Innanzitutto, perché molte delle regioni del Sud sono sostenute dal lavoro legato al turismo, e cercare di aiutare chi si trovi in difficoltà ora può essere sicuramente un’ottima manovra.

E poi perché anche il settore agricolo, della pastorizia e della trasformazione agricola viene spesso aiutato dalla presenza degli stagionali. Incentivare i nuovi contratti aiuterà, quindi, non solo le imprese, ma anche i lavoratori che si vogliano impegnare in settori che sono comunque essenziali per il nostro Paese.

    • Diverse indennità

Oltre alle manovre già viste sono state previste diverse indennità una tantum.

Queste sono pari a 1000 euro e  hanno come beneficiari:

    • lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali
    • lavoratori stagionali di altri settori
    • lavoratori intermittenti (con almeno 30 giornate di lavoro fra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020)
    • prestatori d’opera
    • lavoratori incaricati di vendita a domicilio
    • lavoratori a tempo determinato del turismo e degli stabilimenti termali
    • lavoratori dello spettacolo (con almeno 7 giornate di lavoro fra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020)
    • lavoratori sportivi professionisti
    • lavoratori sportivi stagionali (600 euro una tantum)
    • professionisti iscritti alle casse di previdenza private (maggio)
    • lavoratori marittimi (disoccupati non titolari di NASpI, 600 euro per 2 mesi)
    • Proroga della Naspi e della Dis.Coll

Sempre a favore di categorie svantaggiate, che comprendono anche i lavoratori stagionali, sono state previste delle proroghe pari a due mensilità per la Naspi e la Dis.Coll.

Le proroghe riguardano, in modo specifico, coloro che abbiano visto terminare il loro sussidio nei mesi di maggio e giugno. Inoltre, le proroghe saranno comprendenti anche i beneficiari delle precedenti proroghe, come quelle previste all’interno del DL Rilancio.

    • Proroga per il reddito d’emergenza

Anche il reddito d’emergenza, che può sicuramente aiutare anche i lavoratori stagionali, è stato prorogato. Per il momento si tratta di una sola mensilità, e dovrà essere presentata una nuova domanda per il suo riconoscimento.

Come si può vedere, quindi, sono state messe a punto molte manovre diverse che consentiranno un po’ di respiro a settori diversi, compreso quello dei lavoratori stagionali. Tuttavia, a gran voce si richiede non solo un intervento dal punto di vista economico, ma anche generale, per andare a ripensare lo stesso concetto di lavoro stagionale dal 2020 in avanti.

Lavori stagionali dal 2020, bisogna ripensare alla loro definizione

Un grosso problema relativo al lavoro stagionale è costituito dalla sua definizione, e dalle esclusioni normative che, in molti casi, non consentono di tutelare a sufficienza i lavoratori.

Infatti, attualmente  il  concetto  di  “attività stagionale”, in attesa del decreto ministeriale, è da ricercarsi esclusivamente nell’elenco di cui al DPR n. 1525/63, un decreto che è risalente nel tempo, e che comprende categorie che nel frattempo, anche semplicemente per il modificarsi dei costumi, non sono più le stesse.

In molti casi, inoltre, quelle che sono normali attività lavorative, ad esempio nel settore del terziario e dei servizi, vengono ricondotte “per comodità” al settore stagionale.

Si pensi, ad esempio, alle località prettamente turistiche, nelle quali spesso il lavoratore svolge un lavoro ordinario ma con le regole della stagionalità, regole che spesso lo vanno a penalizzare.

La penalizzazione riguarda, in tanti casi, i turni di lavoro, che possono essere più estesi rispetto a quelli previsti per lo stesso lavoro ma svolto senza la stagionalità, e anche per i riposi, che vengono ridotti in tanti casi ad un solo giorno alla settimana.

Ecco che, quindi, a gran voce anche la contrattazione collettiva richiede che si riprenda in mano il concetto di lavoro stagionale e che si possa ripensare a questo sotto diversi punti di vista, anche perché lo stesso viene richiamato dalle recenti normative.

Questa reinterpretazione potrebbe diventare una tutela fondamentale per i lavoratori, che potrebbero essere inclusi, o esclusi, dal novero delle attività stagionali, e anche per i datori di lavoro.

Lavoro stagionale nel 2020, che cosa resta?

Il 2020 non è ancora finito, e ci si può chiedere che cosa resti per il lavoro stagionale per quest’anno.

Sicuramente, non bisogna gettare la spugna, e chi non sia riuscito a fare la stagione tanto sperata e agognata avrà ancora delle possibilità.

Si pensi, ad esempio, a chi avrebbe voluto svolgere l’attività di bagnino in uno stabilimento balneare.

Magari hai cercato, fino alla fine, di farti assumere, ma il tuo stabilimento ha dovuto ridurre il numero di ombrelloni e non può più permettersi il numero di bagnini dell’anno precedente.

Come recuperare ciò che hai perso?

Innanzitutto, fatti seguire da un CAF o da un commercialista per richiedere i bonus e tutte le tutele che ti possono spettare grazie agli incentivi e agli interventi che ti ho indicato in questo articolo.

Poi, potrai comunque lavorare come bagnino, magari in una piscina comunale o privata, oppure all’estero, in località nelle quali la stagione è più lunga rispetto a quella del nostro Paese.

Anche il lavoro all’interno delle attività dell’intrattenimento stagionale è stato profondamente colpito dalle chiusure e dalle nuove regole imposte dal coronavirus.

Ad esempio, i concerti stanno ricominciando ora, in autunno, e comunque con regole che spesso riducono di molto la quantità di pubblico che può partecipare allo spettacolo.

Anche nel tuo caso, come lavoratore dello spettacolo, sono presenti degli aiuti dal punto di vista economico, e il consiglio che ti posso dare è quello di rivolgerti ai centri specializzati per richiedere tali aiuti.

Inoltre, potrai proporti per recuperare ciò che non hai potuto fare durante la stagione primaverile ed estiva, ad esempio in locali, anche all’estero, che richiedano l’animazione dal vivo.

Come hai potuto notare dalle indicazioni ministeriali che ti ho citato, il Governo si è occupato anche dei lavoratori degli stabilimenti termali, anch’essi profondamente colpiti dalla crisi.

In molti casi, le terme sono stagionali, e vedono picchi soprattutto nel periodo estivo e primaverile, ma come lavoratore stagionale non devi abbatterti.

Questo perché anche nel nostro Paese esistono località nelle quali le terme lavorano tutto l’anno, come accade per il Trentino Alto Adige.

Anche in questo caso, potrai svolgere comunque il tuo lavoro anche in località estere. Una delle più vicine, con stabilimenti termali molto noti e frequentati durante tutto il corso dell’anno, è sicuramente la Slovenia.

Insomma, nonostante la battuta d’arresto, esiste ancora speranza per il lavoro stagionale, e per continuare a crescere in questo settore.

Sembra strano ma è così.

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