Naming in pillole: quando la firma diventa un marchio

Naming in pillole: quando la firma diventa un marchio

by admin aprile 05, 2012

Il nome a garanzia di autenticita’ dell’azienda o dei prodotti che si acquistano

Nomi propri, nomi di personaggi storici e nomi comuni, nomi inventati, nomi onomatopeici, acronimi, esiste una gran varietà di nomi tra cui scegliere per un brand … ma quali scegliere?

Laura Biagiotti, Sergio Tacchini, Valentino, Ferragamo, e poi Ferrari, Ambrosoli, Moretti, Condorelli … prodotti diversi tra loro che hanno in comune una scelta nel marchio: mantenere il nome dell’imprenditore. Quando questa scelta funziona? Cosa ci comunica il nome di chi è responsabile del prodotto che stiamo acquistando?

Certamente un valore fondamentale: l’autenticità. Che effetto produce nel consumatore? Sicuramente uno: la fiducia.

L’imprenditore si espone personalmente, garantisce con il proprio nome la buona qualità del prodotto o servizio. Scegliere di utilizzare la firma come brand è un progetto che funziona bene quando il marchio nasce da una comprovata esperienza, quando è sinonimo di garanzia. Quando porta in sé una serie di valori identificativi. Si sceglie questo progetto di naming quando si vuole dare risalto alla tradizione, al prestigio di quel nome, che viene automaticamente trasferito ai prodotti con cui si identifica.

La scelta di un nome proprio conferisce una singolarità al prodotto, un’inimitabilità, un’individualità.

Oltre ai nomi patronimici, la storia del naming è ricca di esempi di scelte di nomi propri di personaggi storici, come Napoleon, Cesar, o nomi che hanno origini geografiche, come il profumo Roma, nomi derivanti dalla mitologia, nomi di divinità, o ancora nomi di personaggi dei cartoni animati, la famosa Pippo, o ancora nomi comuni, di cose, persone o animali, come la lavatrice Margherita che ha un nome di donna.

Bisogna sempre ricordare che un nome deve avere alcune caratteristiche che lo rendano un efficace veicolo del prodotto che identifica, è un tramite tra il prodotto e il potenziale consumatore. Il nome deve rappresentare un segno distintivo del prodotto. Deve evocare i bisogni e le aspettative che il prodotto va a soddisfare.

Un attento progetto di naming evidenzia l’efficacia o meno di un nome, in relazione al prodotto che rappresenta, ai bisogni che vuole soddisfare, alle suggestioni che vuole evocare, alla comunicazione che vuole istaurare con il suo potenziale consumatore.

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