Case study: Whatsapp

Case study: Whatsapp

by admin ottobre 30, 2018

Ti piacerebbe sapere come si faccia a creare un’applicazione di successo? In effetti, molte persone vorrebbero avere un’idea geniale, capace di far fare loro milioni di euro senza troppo sforzo.

Sicuramente, questo è accaduto ai creatori di Whatsapp, applicazione che oggi è diventata praticamente indispensabile, andando a sostituire l’utilizzo del telefono per le chiamate e gli sms.

Capire come sia stata realizzata Whatsapp, e anche come sia stato individuato il suo nome, ti potrà magari stimolare a raggiungere un nuovo traguardo nella tua attività professionale.

La storia di Whatsapp

Alle spalle di Whatsapp sono presenti due personalità che avevano già lavorato in una grande azienda informatica.

Infatti, gli sviluppatori della stessa, Jan Koum e Brian Acton, avevano già lavorato per Yahoo!, ma volevano arrivare a creare qualcosa di proprio.

Fu proprio Koum, nel 2009, a comprendere le potenzialità dell’app store, quando acquistò il suo primo iPhone.

Come prima cosa, quindi, Koum iniziò a lavorare alla creazione di un’app che si occupasse semplicemente di gestire la rubrica del cellulari in modo più efficiente.

Dopo aver visitato, insieme al suo futuro socio, alcune aree del Sudamerica Koum iniziò a discutere in merito alla possibilità di creare un programma che consentisse di comunicare tra persone anche molto distanti tra loro, in differita e senza limiti a livello di fusi orari.

Fu durante lo stesso anno che i due informatici iniziarono a sviluppare, grazie semplicemente ai risparmi messi da parte da Koum, l’applicazione, che diventò presto molto apprezzata e che, con il passare del tempo, iniziò ad essere diffusa non solo sui cellulari Apple, ma all’interno di tutti gli altri sistemi operativi mobile.

Oggi Whatsapp è un’applicazione sempre più utilizzata, e conta in totale 1,5 milioni di utenti che, ogni giorno, interagiscono tra loro.

La storia del nome Whatsapp

Avrai notato come l’idea dei creatori di Whatsapp fosse quella di fornire agli utenti la possibilità di avere contatti con amici anche molto lontani senza vincoli di orario.

L’obiettivo era quello di consentire ad ognuno di chiedere anche solo semplicemente ai propri amici come stessero.

Siccome nel gergo della lingua inglese per chiedere ad una persona come stia, e che cosa stia facendo, si utilizza l’espressione “What’s Up?” i creatori dell’app decisero di individuare un nome che avesse il medesimo suono, ma che fosse più “snello” rispetto alla frase completa.

Il primo pensiero fu quello di chiamare l’app Zap, ma il suono non risultava essere particolarmente accattivante.

Per questo motivo passarono quasi subito a quello che fu poi il nome definitivo dell’applicazione.

Whatsapp e il naming

Il nome di questa applicazione è stato individuato andando a scandagliare quelli che erano gli obiettivi che si volevano raggiungere attraverso la sua diffusione.

Per questo motivo, i due creatori di Whatsapp hanno iniziato a pensare in quale modo fosse possibile rendere al meglio quello che poteva essere il loro originario intento.

Siccome l’app doveva rivolgersi ad un pubblico eterogeneo, ma non poteva certo essere individuata quale strumento per comunicazioni “ufficiali”, si pensò all’uso di un’espressione gergale.

La parola che venne scelta per l’applicazione si rivelò un successo, questo anche grazie al rispetto di alcuni criteri relativi al naming.

In primo luogo, l’app ha un nome facile da ricordare, anche per chi non sia inglese, in quanto è corto ed ha un suono un po’ inusuale.

La parola, per chi conosca la lingua, è sicuramente evocativa e, in generale, consente agli utenti di pensare subito ad una conversazione senza troppi “fronzoli”.

Il termine è stato inventato di sana pianta, quindi, anche se ha un riferimento ad un’espressione esistente, è comunque originale.

Grazie a tutte queste caratteristiche, il nome dell’app ha sicuramente contribuito al successo del programma stesso.

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