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Case study: Spotify

Case study: Spotify

by Giovanni Sodano Aprile 10, 2019

Un tempo non esistevano i servizi di streaming di musica e chi avesse voluto ascoltare una serie di brani avrebbe dovuto acquistarli e scaricarli sul proprio dispositivo. Oggi, invece, queste applicazioni si sono moltiplicate, e per molti sono diventate indispensabili, come Spotify.

Soprattutto i più giovani utilizzano questo servizio per poter portare la propria musica sempre con loro, ma se è vero che questa app, che è anche un sito internet, è davvero conosciuta, sono ancora in pochi a sapere come sia nato Spotify.

Per questo riuscire a capire che cosa abbia portato Spotify al successo, e anche perché esso è sicuramente un servizio preferito rispetto ad altri, può essere un buon modo per prendere ispirazione anche per il tuo business.

La storia di Spotify

Quella che oggi è una delle app più amate di sempre è nata nel 2006, dall’omonima azienda che aveva sede a Stoccolma.

I suoi fondatori sono Daniel Ek, che era già CTO di Stardoll, e da Martin Lorentzon, che era stato cofondatore di TradeDoubler.

Prima di arrivare alla distribuzione pubblica del programma che oggi conosciamo trascorsero, però, due anni: infatti, si dovettero attendere due anni per avere una versione simile a quella attuale del software.

Originariamente, l’accesso a Spotify era solamente a pagamento, con accessi gratuiti solo su invito, mentre oggi tutti possono ascoltare la propria musica preferita anche senza pagare nulla, ovviamente dovendo “sopportare” la presenza della pubblicità.

Per arrivare alla diffusione degli account gratuiti, infatti, fu necessario attendere il 2009, anno nel quale fu possibile registrare i primi account non a pagamento, ma solo nel Regno Unito.

Oggi Spotify può contare sulla presenza  di più di 140 milioni di utenti, di cui la metà ha costituito un abbonamento a pagamento.

Sicuramente, quindi, questo programma, diventato a partire dal 2011, un’app per cellulari, ha conquistato sempre di più i suoi utenti, arrivando a diventare praticamente indispensabile per molti di questi.

La storia del nome Spotify

Dopo aver notato quanto Spotify abbia avuto la possibilità di riservare il suo spazio nel cuore degli utenti, ora potrai anche capire il motivo per il quale questa applicazione abbia questo tipo di nome, che, in effetti, a tante persone potrebbe sembrare un po’ senza senso.

In particolare, Martin Lorentzon e il suo socio Daniel Ek hanno trovato questo nome quasi per errore.

Ek ha raccontato la storia del nome indicando come, nel momento in cui venne loro l’idea per individuare il nuovo brand,  i due si trovassero in due stanze differenti.

Essi si arrovellavano allo scopo di poter avere una nuova identità per la loro creazione, e, ad un certo punto, Lorentzon avrebbe urlato qualcosa.

Ek avrebbe capito, per caso, “Spotify” e gli piacque subito. Approfittando di questo “fortunato errore” i due iniziarono a fare qualche ricerca su internet, accorgendosi del fatto per il quale il nome non era ancora stato assegnato a nessuna azienda.

Per questo motivo, velocemente, i due decisero di acquistare il dominio di Spotify e di chiamare così anche la loro azienda.

Questo aneddoto va a sostituirsi a quella che era la versione ufficiosa relativa all’attribuzione del nome al programma, che indicava come esso fosse da ricondurre ad una fusione tra il termine Spot e quello di Identify.

Spotify  e il naming

Come spesso accade, ciò che viene trovato per caso è più efficace di molte altre soluzioni, che potrebbero essere individuate con un continuo ragionamento.

A livello di naming, il termine Spotify si è rivelato assolutamente azzeccato, in quanto è una parola inventata, che non significa nulla, ma che è d’effetto.

È una parola breve, che non può essere storpiata e che è facile da ricordare, inoltre, nel momento in cui si arrivi a conoscere la storia del nome stesso, essa assume ancora un fascino maggiore.

 

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