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Brand naming farmaceutico: i nomi dei farmaci e delle case farmaceutiche

Brand naming farmaceutico: i nomi dei farmaci e delle case farmaceutiche

by Giovanni Sodano Ottobre 23, 2019

Come noto, i farmaci servono a curare malattie oppure a migliorare la salute. Possono essere raggruppati in varie categorie differenti, in base alla loro utilità nelle varie patologie.

I due estremi (i più utilizzati e i meno utilizzati in assoluto) del mondo dei farmaci sono quelli “blockbuster” e quelli “orfani” (orphan drugs):

I farmaci blockbuster sono quelli più venduti a livello mondiale, producono immensi guadagni, si trovano in tantissimi paesi e possono valere da soli le sorti di una casa farmaceutica.

I famaci orfani sono quelli che curano quelle malattie rare che colpiscono lo 0,5 per mille circa della popolazione di tutto il mondo. Di base, questi farmaci non rappresentano un mercato appetibile per le case farmaceutiche proprio perché per realizzarli bisogna fare delle ricerche, che costano molto, e la vendita di ciascun tipo di farmaco prodotto non è mai alta. Però lo Stato offre delle agevolazioni, tra cui gli sconti per inviare la domanda per far approvare il farmaco agli enti che ne regolano la vendita e l’esclusività di mercato, che vale per 7-10 anni. In questo modo solo quell’azienda che produce quel tipo di farmaco ha il diritto di venderlo in un determinato territorio, per tutta la durata dell’accordo. Senza queste agevolazioni, produrre questi farmaci costerebbe troppo, e i pazienti non potrebbero permetterseli.

In questo articolo voglio parlarti di brand naming farmaceutico: il processo attraverso cui si decide il nome di ciascun farmaco o della casa farmaceutica.

Inizio con il descriverti come vengono scelti i nomi dei farmaci blockbuster, poi passo ai nomi di quelli orfani, e chiudo parlandoti della scelta dei nomi delle case farmaceutiche.

Nomi dei farmaci blockbuster

Nella scelta dei nomi dei farmaci blockbuster c’è la tendenza ad optare per un suono indipendente e privo di senso. Infatti, buona parte di questi prodotti ha un nome che non si richiama al principio attivo che li rende efficaci, e molti di essi non hanno neppure un nome che si richiami alla malattia da curare o al problema di cui devono occuparsi.

La cosa importante è che i nomi dei vari farmaci siano abbastanza diversi tra loro, e suonino in maniera diversa quando vengono pronunciati. Questo serve a evitare di confondere un farmaco che cura una malattia da un altro.

In altri casi, il nome può essere comunque accettato anche se abbastanza simile a un altro: per esempio, quando i due farmaci sono simili e possono essere usati per le stesse patologie senza rischi.

Alcuni nomi di farmaci, come detto in precedenza, possono anche non significare niente, ma vengono accettati perché si differenziano bene dai nomi di altri prodotti farmaceutici, e sono facili da pronunciare (e da ricordare).

Nomi dei farmaci orfani

Quando le aziende farmaceutiche creano il primo farmaco per la malattia rara, questo farmaco non ha nome. Solo quando la ricerca farmaceutica si accerta che il farmaco funziona, si può pensare di commercializzarlo. La sua condizione di farmaco orfano deve prima di tutto essere riconosciuta dall’agenzia del farmaco nazionale.

Per essere approvati per la loro messa in vendita, i farmaci orfani devono invece seguire lo stesso percorso di tutti gli altri tipi di farmaci.

In questo “percorso”, ha un ruolo fondamentale l’approvazione del nome. Siccome le case farmaceutiche nel mondo sono tante e possono produrre anche prodotti simili, il nome del farmaco orfano tende a non avere un nome simile a quello del suo principio attivo. La tendenza per la scelta dei nomi dei farmaci orfani è quella di utilizzare termini che si richiamano ai valori dell’azienda e all’impegno verso le malattie rare.

Nomi delle case farmaceutiche

Per quanto riguarda la scelta dei nomi delle case farmaceutiche, essa può dipendere dall’ambito in cui opera o dai valori che la casa farmaceutica vuole fare intendere di possedere.

Infatti affidabilità, professionalità e ricerca sono caratteristiche che danno tutti per scontate in un’azienda che produce farmaci. Quindi, i valori da esaltare sono altri.

Prendiamo ad esempio il nome di Leadiant Bioscences: questa casa farmaceutica è specializzata nei farmaci che curano malattie rare. Ebbene il suo nome è così composto:

To lead: capacità di condurre
Allegiant: fedeltà, lealtà
Bioscences: l’impegno nella sua mission, le bioscienze (le scienze che studiano la vita)

Quindi, “to lead” e “alegiant” formano il termine “Leadiant” a cui segue “Bioscences”.

Il nome della casa farmaceutica Exelead si richiama invece al fatto che, nella produzione dei suoi farmaci, lo fa con un impegno eccellente. Cioè conduce in modo eccellente il suo percorso di produzione.

Il successo di alcuni medicinali dipende dal loro nome

Questa affermazione è un po’ forte, ma pone le basi per comprendere il lavoro (spesso invisibile) che c’è dietro la scelta dei nomi dei farmaci. Tale processo il più delle volte è lungo e costoso. Se parliamo di pillole, e di pillole dell’amore, non sarà difficile intuire che le multinazionali abbiano speso fior di milioni per scegliere i nomi giusti. Il Viagra, per esempio, suggerisce vigore e virilità. Il suono evoca il getto roboante delle cascate del Niagara. Il Cialis, invece, deriva dal francese “ciel”: una compressa e ti sembra di volare. Come non menzionare il dimagrante Lipitor il cui nome deriva dai “lipidi” o il sonnifero Stilnox che deriva dal tedesco stille nacht e vuol dire “notte silenziosa”?

Il nome del prodotto ne determina le vendite

Ciò non riguarda esclusivamente i farmaci, ma tutti i prodotti che vengono venduti in ambito farmaceutico. Il nome, infatti, anche se di fantasia, tende ad avvicinare il consumatore al prodotto visto che si rivolge direttamente alla parte emotiva del cervello. Si, hai letto bene. Il nome provoca emozioni.

Il Naming a partire dal principio attivo

Oggi come oggi il numero dei farmaci prodotti conta svariati milioni per cui, anche se è abbastanza superata questa tendenza, possiamo ancora trovare dei nomi che ne fanno uso. I nomi che ne derivano spesso sono foneticamente difficili se non addirittura incomprensibili. Questi nomi tendono ad essere distanti dal consumatore finale in quanto “parlano la lingua” del farmacista e del medico. L’utente finale, quasi sempre non conosce il nome del principio attivo necessario per la sua patologia. La Folina o il Pre Folic sono rinomati esempi di nomi dai quali si intuisce qual è il principio attivo (acido folico) alla base della loro composizione.

Il Naming che identifica il problema

Altri farmaci, invece, fanno un altro tipo di scelta puntando alla patologia verso cui intervengono. È il caso, per esempio, del famoso Dissenten, che, pur sforzandoci, non lascia molto spazio all’immaginazione o le famose Spasmex per gli insopportabili mal di pancia.

Il Naming che punta ai benefici

Un nome perfetto, soprattutto quando parliamo di farmaci blockbuster è proprio questo. Quello che riesce a sintetizzare il problema e il beneficio e a rendere chiaro il concetto fin da subito. Il nome spiega cosa fa il farmaco e lo fa con un linguaggio sonoro, magnetico e facile da ricordare. Può sembrare semplice, ma lavorare in questa direzione è la scelta più complicata e difficoltosa che si possa fare. E più la ricerca è complessa, più il nome che ne deriva è facile.

Benagol è un esempio lampante di questa strategia. Il nome è estremamente intuitivo e riesce a trasmettere che con quelle pastiglie farai del bene alla tua gola.


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